Secondo le ultime stime dell’Ufficio Studi siderweb, la spesa in ricerca e sviluppo nell’industria dell’acciaio è circa lo 0,7% del fatturato, al netto di quanto spesato a conto economico.

Una quota più bassa rispetto a quelle di altri comparti come l’elettronica (8,9%) l’automotive (3,2%), o le macchine e apparecchi meccanici (2,8%). C’è margine di crescita, anche considerando che il 99% degli investimenti della filiera siderurgica nel 2017 è stato destinato alle immobilizzazioni materiali. Questo è quanto emerge dallo studio di siderweb Bilanci d’Acciaio 2018, che ha analizzato 144 imprese campione. Ma in cosa si traduce l’innovazione? Proprio grazie all’innovazione, l’acciaio sta lavorando alla riduzione dei consumi, delle emissioni e dei rumori, all’uso di input differenti. In una parola, alla sostenibilità. Negli ultimi 50 anni, ingenti investimenti in tecnologia e ricerca a livello globale sono stati destinati alla fabbricazione di acciai ultra resistenti e ultra leggeri, riducendo il peso di alcune tipologie di prodotti fino al 40%, secondo i dati della World Steel Association. Non solo, la siderurgia ha anche drasticamente ridotto il proprio consumo di energia: per produrre una tonnellata di acciaio, oggi è necessario il 60% di GJ in meno rispetto al 1960. Maggiore efficienza è stata raggiunta anche nell’utilizzo delle materie prime, in filiere produttive più flessibili e compatte che limitano i consumi.

 

Fonte: ilfriuli.it