Se è vero che il comparto dell’auto ha sofferto una importante battuta d’arresto a causa del coronavirus, una felice, parziale, eccezione é rappresentata dall’elettrico.
L’auto elettrica può infatti godere di tre essenziali benefit, che la proteggono dalla crisi generalizzata del settore. Innanzitutto gli ingenti investimenti da parte della grandi case automobilistiche, che ne sigillano la produzione come una scelta definitiva. In secondo luogo le politiche UE, orientate alla mobilità sostenibile, che si pongono obiettivi sulle emissioni sempre più sfidanti. In ultimo gli incentivi fiscali, richiesti dai costruttori e previsti dai governi in chiave ecosostenibile.

L’offerta di auto elettriche è sempre più varia, ampliando il target di riferimento con modelli meno elitari da un punto di vista economico.  Sono molte oggi sul mercato le proposte di ibride, plug-in e Bev, (battery electric vehicles, elettriche al 100%). Si tratta di una nuova generazione: autonomia sufficiente grazie a batterie a ioni di litio, prezzi sostenuti ma non proibitivi. Potremmo ipotizzare che siamo entrati nella fase di normalizzazione dell’auto elettrica, che non è più un oggetto estraneo alla produzione automobilistica, ma una delle possibilità di scelta. Certamente rimangono i limiti legati alla sostenibilità delle batterie a ioni di litio e all’accesso alla ricarica, ma le infrastrutture stanno progredendo di pari passo con un’offerta crescente anche in Europa.
A supportare la domanda scendono in campo i governi, che promettono incentivi sull’acquisto di modelli di automobili green. Inoltre, un ulteriore aiuto arriva dal quadro regolamentare europeo, che di fatto obbliga le case a produrre vetture a zero emissioni.