Da gennaio 2019 a oggi le quotazioni del nickel hanno raggiunto i massimi dal 2014. Il metallo ha registrato un rialzo di circa il 70% dall’inizio dell’anno, raggiungendo oltre i 18mila dollari per tonnellata. A fronte di un mercato dei metalli in fase calante, che vede il rame calare del 5% da gennaio, l’alluminio con una situazione analoga e lo stagno che segna un -20%, la crescita del nickel sembra al contrario inarrestabile.
A incidere sulla crescita l’annuncio dell’Indonesia, primo fornitore al mondo, che ha confermato la volontà di anticipare a dicembre il divieto di esportazione di minerali grezzi previsto inizialmente per il 2022. Il governo di Giakarta punta infatti a trattenere valore aggiunto in patria e diventare un hub delle batterie.

Se è vero che a risentirne maggiormente è il mercato dell’acciaio inox, che rappresenta circa il 70% dei consumi e si attesta a oggi come prima fonte di domanda di nickel, bisogna considerare che l’aumento della materia prima inciderà parecchio anche sul settore delle batterie elettriche. Le prospettive di una crescita dei consumi delle auto elettriche presuppone infatti maggiori consumi nel medio-lungo termine di batterie con una maggiore autonomia, che contengono una quantità maggiore di nickel e di qualità più pura rispetto a quello impiegato nella siderurgia.
Oggi le batterie rappresentano solo il 4% della domanda di nickel (che in tutto si aggira intorno a 2,4 milioni di tonnellate), ma la quota potrebbe crescere rapidamente: secondo Roskill si arriverà al 10% nel 2022 e al 20% entro il 2030.

Secondo le statistiche Lme c’è un solo soggetto che controlla da solo tra il 50% e il 79% delle scorte di borsa. Su un articolo pubblicato lo scorso 31 agosto, si legge che “Gli hedge funds hanno cominciato a riacquistare posizioni corte (alla vendita), quando è emerso che in realtà la Cina continuava a sfornare acciaio inossidabile a un ritmo ben superiore alle attese: nel primo semestre la sua produzione è cresciuta dell’11% a 14 milioni di tonnellate. In particolare sarebbero aumentati i prodotti Serie 300, che contengono percentuali elevate di nickel (l’8-8,5% contro l’1-2,5% della Serie 200, mentre la Serie 400 non ne contiene affatto). A luglio si era sparsa la voce che la cinese Tsingshan – oggi uno dei maggiori produttori di acciaio inox – avesse cominciato ad acquistare grandi quantità di nickel al Lme, dopo essersi ritrovata a corto di forniture per aver sottovalutato il proprio fabbisogno” (fonte Il Sole 24 Ore).

Le scorte nei magazzini della borsa metalli di Londra sono oggi dimezzate rispetto a un paio di anni fa e a inizio agosto hanno raggiunto il minimo da 7 anni (142.200 tonnellate).