Il gruppo statale cinese FAW, affiancato dalla società americana Silk Ev specializzata in ingegneria e design, guarda all’Italia. Nel Belpaese, e più precisamente in Emila Romagna, stanno progettando l’apertura di un nuovo stabilimento produttivo di auto elettriche e plug-in di alta gamma, compresi i modelli sportivi.

L’apertura del nuovo impianto produttivo segna un primo sbarco cinese in Europa sull’auto elettrica e si prevedono circa 2.000 posti di lavoro. L’investimento è stato supportato dalla banca d’affari Rothschild e la prima vettura sul mercato, chiamata Job 1, dovrebbe vedere la luce ad autunno 2021.

Non stupisce l’avanzata cinese nel settore, se consideriamo lo storico vantaggio del paese sulle batterie (si veda l’articolo pubblicato qualche mese fa: www.cpcinox.com/nickel-lindonesia-punta-sulle-fabbriche-nazionali/), necessarie per l’alimentazione delle auto, che limita gli investimenti sull’elettrico di Europa e Stati Uniti.

La Cina controlla il 90% delle materie prime. Il colosso asiatico ha infatti in concessione gran parte dei giacimenti di nickel e cobalto necessari per la realizzazione delle batterie, grande influenza in questo senso in Congo e ha ottenuto contratti decennali di sfruttamento per la produzione di litio anche in Sud America.

Per reagire al vantaggio cinese Usa e Europa stanno studiando strade alternative, come la batteria di Ibm in cui il cobalto sarebbe sostituito da materie prime ricavate dall’acqua di mare. Un progetto ambizioso, ancora in fase di sviluppo, che, una volta commercializzato, supererebbe le batterie esistenti in termini di costi, tempi di ricarica, potenza, infiammabilità ed efficienza.