L’Italia è pronta a ripartire. Dopo il lockdown che ha imposto la chiusura di numerose aziende, è in arrivo la cosiddetta “fase 2” che consentirà di riaprire stabilimenti e uffici, sotto un rigido protocollo governativo. La ripresa del circolo produttivo è già partita in Europa e a stretto giro arriverà anche il turno per l’Italia.
A fare da apripista nello stivale alla cosiddetta Fase 2 sarà probabilmente l’industria automotive, che può contare sulle sue dimensioni per garantire l’attuazione di tutte le misure di sicurezza e distanziamento richieste per far tornare al lavoro gli operai.
Il settore automotive è strategico in Italia così come in Europa, sia dal punto di vista industriale che commerciale. Basti pensare che oggi impiega circa 250 mila addetti (165 nella filiera diretta e i restanti nell’indotto, dai ricambisti ai riparatori agli accessori).
Non si parlerà tuttavia di una riapertura al 100%: i big del comparto (auto e componenti) hanno infatti applicato forti limitazioni. Dal numero di operai che rientreranno nelle fabbriche, ai turni ridotti e scaglionati, le fabbriche non saranno attive a pieno regime.

Come si stanno muovendo FCA e MAGNETI MARELLI?

Prevista ufficialmente per il 4 maggio, al netto di ulteriori Dpcm del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, la riapertura degli stabilimenti FCA in Italia. Secondo il segretario interregionale di Fiom-Cgil di Abruzzo e Molise, Alfredo Fegatelli, la riapertura potrebbe anche avvenire prima del 4 maggio ma sarà fondamentale un progetto specifico per la sicurezza dei lavoratori, che spetta alle Regioni Abruzzo e Molise mettere in campo. Una parziale riapertura a Melfi è avvenuta il 14 aprile, per una piccola quota di dipendenti (un centinaio su circa settemila). Discorso simile per la Sevel di Val di Sangro, dove si producono i veicoli commerciali leggeri di Fiat, Citroën e Peugeot dove su circa 12.000 lavoratori ben il 60% va in fabbrica con i mezzi pubblici. In casi del genere, quindi, prima di riaprire le fabbriche è necessario potenziare il trasporto pubblico locale affinché gli operai possano recarsi al lavoro senza rischiare il contagio.
Intanto, il 15 aprile la Magneti Marelli ha firmato un accordo con i sindacati per assicurare le protezioni a tutti i dipendenti, in modo da permettere la progressiva ripresa delle attività in tutte le sedi italiane. Il presidente di Marelli Europe, Ermanno Ferrari, ha dichiarato: “Abilitare al massimo livello di sicurezza possibile il rientro sul posto di lavoro di tutti i nostri dipendenti era il nostro obiettivo primario e, grazie alla proficua collaborazione con le organizzazioni sindacali a livello locale e nazionale, siamo stati in grado di definire assieme le migliori soluzioni possibili per la tutela dei lavoratori e per ripartire prontamente, non appena il Governo darà il via libera alla ripresa delle attività in Italia. La salute e il benessere dei dipendenti, costituiscono un valore assoluto per l’azienda e sono la condizione necessaria e imprescindibile per abilitare qualsiasi ripresa operativa e garantire la continuità del business a servizio e supporto dei nostri clienti». (gazzetta.it)